Le 30 migliori poesie brevi (di autori famosi e anonimi)

La parola “poesia” deriva dal latino poiesis, che significa “qualità di creare, fare o produrre”. È un atto creativo in cui l’estetica e la bellezza si manifestano attraverso le parole. La poesia è un genere letterario associato alla capacità espressiva e alla sensibilità artistica che prende la forma di versi, o talvolta di prosa.

In questo articolo troverete una selezione di brevi poesie di autori famosi e anonimi.

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Le migliori poesie brevi

Ci sono innumerevoli poeti e poetesse che ci hanno dato parte della loro sensibilità artistica attraverso testi meravigliosi.

In questo articolo troverai brevi poesie di famosi autori latinoamericani e spagnoli, così come alcuni poeti anonimi.

Qui (Octavio Paz)

I miei passi su questa strada

Risuona

Su un’altra strada

Dove

Sento i miei passi

Passando su questa strada

Dove

Solo la nebbia è reale.

A un generale (Julio Cortázar)

Regione di mani sporche di spazzole senza capelli

di bambini capovolti di spazzolini da denti

Zona dove si nobilita il ratto

e ci sono innumerevoli bandiere e si cantano inni

e qualcuno ti dà fuoco, figlio di puttana,

una medaglia sul petto

E tu marcisci lo stesso.

Ogni volta che ti penso (Anonimo)

Ogni volta che ti penso,

i miei occhi si riempiono di lacrime;

e molto triste mi chiedo,

perché ti amo così tanto?

Sindrome (Mario Benedetti)

Ho ancora quasi tutti i miei denti

quasi tutti i miei capelli e pochissimi capelli grigi

Posso fare e disfare l’amore

salire una scala due a due

e correre quaranta metri dietro l’autobus

così non dovrei sentirmi vecchio

ma il problema serio è che prima

non ho notato questi dettagli.

Nelle notti chiare (Gloria Fuentes)

Nelle notti chiare,

risolvo il problema della solitudine dell’essere.

Invito la luna e con la mia ombra siamo tre.

Deletreos de armonía (Antonio Machado)

Deletreos de armonía

che prova la mano inesperta.

Hastío. Cacofonia

dell’eterno pianoforte

che ascoltavo da bambino

sognando di… non so cosa,

di qualcosa che non è venuto,

tutto ciò che è già passato.

Farewell (Alejandra Pizarnik)

Uccide la sua luce un fuoco abbandonato.

Alza il suo canto un uccello innamorato.

Tante creature avide nel mio silenzio

e questa piccola pioggia che mi accompagna.

Desvelada (Gabriela Mistral)

Come sono una regina ed ero una mendicante, ora

vivo nel puro tremore che tu mi lasci,

e ti chiedo, pallido, ogni ora:

“Sei ancora con me? Ahimè, non essere lontano!”

Vorrei fare le marce sorridendo

e confidando ora che sei venuto;

ma anche nel sonno ho paura

e chiedo tra i sogni:

“Non sei andato?”

Rima LX (Gustavo Adolfo Bécquer)

La mia vita è una terra desolata,

fiore che tocco è sparso;

che nel mio cammino fatale

qualcuno sta seminando il male

per me raccoglierlo.

Ricordati che me ne vado (Nezahualcoyotl)

Con cosa me ne vado?

Con che cosa lascerò dietro di me sulla terra?

Come agirà il mio cuore?

Siamo venuti a vivere invano,

a germogliare sulla terra?

Lasciaci almeno dei fiori

Lasciaci almeno delle canzoni

I tuoi occhi sono stelle (Anonimo)

I tuoi occhi sono stelle,

Le tue labbra sono di velluto,

e un amore come quello che sento,

è impossibile da nascondere.

Le montagne russe (Nicanor Parra)

Per mezzo secolo

La poesia è stata

il paradiso dello sciocco solenne.

Finché non sono venuto

E mi sono sistemato con le mie montagne russe.

Vieni su, se vuoi.

Naturalmente non rispondo se vieni giù

Sputando sangue dalla bocca e dalle narici.

Quando il mare è rotondo (Anonimo)

Quando il mare è rotondo

e il sole smette di brillare,

quello sarà il giorno

in cui potrò dimenticarti.

America, non invoco il tuo nome invano (Pablo Neruda)

AMERICA,

Non invoco il tuo nome invano.

Quando tengo al cuore la spada,

quando sopporto nell’anima la perdita,

quando attraverso le finestre

un nuovo giorno tuo mi penetra,

sono e sono nella luce che mi produce,

vivo nell’ombra che mi determina,

dormo e mi sveglio nella tua alba essenziale:

dolce come l’uva, e terribile,

conduttore di zucchero e di pena,

intriso di sperma della tua specie,

succhiato nel sangue della tua eredità.

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Le sei corde (Federico García Lorca)

La chitarra

fa piangere i sogni.

E come la tarantola,

tesse una grande stella

per cacciare i sospiri,

che galleggiano nella sua nera

cisterna di legno.

Il mio piccolo albero (Antonio García Teijeiro)

Il mio albero aveva

i suoi rami d’oro.

Un vento invidioso

ha rubato il mio tesoro.

Oggi non ha rami

Oggi non ha sogni

Mio albero tranquillo

Mio piccolo albero.

Crisi (Francisco Gálvez)

La tua voce sembra di un altro tempo,

non ha più quel tono caldo

di prima, né la complicità

di sempre, sono solo parole

e il tuo affetto è ora discreto:

nei tuoi messaggi non c’è più un messaggio.

Io non sono io (Juan Ramón Jiménez)

Io non sono io.

Io sono questo

che passa al mio fianco senza che io lo veda,

che, a volte, vado a vedere,

e che, a volte, dimentico.

Quello che tace, sereno, quando parlo,

quello che perdona, dolce, quando odio,

quello che cammina dove io non sono,

quello che resterà in piedi quando morirò…

Menos tu vientre (Miguel Hernández)

Menos tu vientre,

tutto è confuso.

Senza il tuo ventre,

tutto è futuro

fuggitivo, passato

calvo, torbido.

Senza il tuo ventre,

tutto è nascosto.

Meno la pancia,

tutto ciò che è insicuro,

tutto ciò che è nell’aldilà,

polvere senza mondo.

Meno la pancia,

tutto è buio.

Meno la tua pancia

chiaro e profondo.

Fe mía (Pedro Salinas)

Non mi fido della rosa

di carta,

tante volte l’ho fatta

con le mie mani.

Né mi fido dell’altra

vera rosa,

figlia del sole e del condimento,

la fidanzata del vento.

Di te che non ti ho mai fatto,

di te che non sei mai stata fatta,

di te mi fido, tondo

caso sicuro.

Il poeta è un impostore (Fernando Pessoa)

Il poeta è un impostore.

Finge così completamente

che finge persino che sia il dolore

il dolore che sente veramente,

e, nel dolore che hanno letto,

per leggere i suoi lettori vengono,

non i due che ha avuto,

ma solo quello che non hanno.

E così nella vita va,

distraendo la ragione,

e gira, il trenino

che si chiama cuore.

Nell’orecchio di una ragazza (Federico García Lorca)

Non volevo.

Ho visto nei tuoi occhi

due piccoli alberi pazzi.

Di brezza, di risate e d’oro.

Si agitavano.

Non volevo dirti nulla.

Non volevo dirti nulla.

Amore, amore, amore… (Rubén Darío)

Amore, amore, amore, amore, amore sempre, con tutto

essere e con la terra e con il cielo,

con la luce del sole e l’oscurità del fango:

Amore per ogni scienza e amore per ogni desiderio.

E quando la montagna della vita

è dura e lunga e alta e piena di voragini,

amare l’immensità che è dell’amore a fuoco

e bruciare nella fusione dei nostri stessi petti!

Mademoiselle Isabel (Blas de Otero)

Mademoiselle Isabel, bionda e francese,

con un merlo sotto la pelle,

non so se quella o questa, oh mademoiselle

Isabel, canta in lui o se lui in lei.

Principessa della mia infanzia; tu, principessa

promessa, con due seni di garofano;

me, le livre, le crayon, le…le…, oh Isabel,

Isabel…, il tuo giardino trema sul tavolo.

Di notte, ti sei lisciata i capelli,

mi sono addormentato, meditando su di loro

e sul tuo corpo rosa: farfalla

rosa e bianca, velata da un velo.

Sfuggì per sempre dalla mia rosa

Mademoiselle Isabel- e dal mio cielo.

Coltelli in aprile (Pere Gimferrer)

Odio gli adolescenti.

È facile compatirli.

C’è un garofano che si blocca nei loro denti

e come ci guardano quando piangono.

Ma io vado molto oltre.

Nel loro sguardo distinguo un giardino.

La luce sputa sulle piastrelle

L’arpa rotta dell’istinto.

Violentemente mi mette all’angolo

questa passione della solitudine

che abbatte giovani corpi

e brucia in un solo raggio.

Sarò, allora, come questi?

(La vita si ferma qui)

Un salice chiama nel silenzio.

Valeva la pena essere felici.

Amore (Salvador Novo)

L’amore è questo timido silenzio

vicino a te, senza che tu lo sappia,

e ricordare la tua voce quando te ne vai

e sentire il calore del tuo saluto.

Amore è aspettarti

come se facessi parte del tramonto,

né prima né dopo, così che siamo soli

tra giochi e storie

sulla terra ferma.

Amore è percepire, quando sei assente,

il tuo profumo nell’aria che respiro,

e contemplare la stella in cui ti allontani

quando chiudo la porta della notte.

Passa e dimentica (Rubén Darío)

Pellegrino cerchi invano

una via migliore della tua,

come vuoi che ti stringa la mano,

se il mio segno è il tuo segno, pellegrino?

Non arriverai mai a destinazione;

Tu porti la morte in te come il verme

che rosicchia quello che hai di umano…

quello che hai di umano e divino!

Segui in silenzio, oh, viandante!

Sei ancora lontano

quel paese sconosciuto che sogni…

E sognare è un male. Passa e dimentica,

Perché se insisti a sognare, insisti

ad alimentare la fiamma della tua vita.

Contigo (Luis Cernuda)

La mia terra?

La mia terra sei tu.

La mia gente?

La mia gente sei tu.

Esilio e morte

per me sono dove

tu non sei.

E la mia vita?

Dimmi, vita mia,

che cos’è, se non tu?

Nell’albero del mio petto (Gloria Fuertes)

Nell’albero del mio petto

C’è un uccello incarnato.

Quando ti vedo si spaventa,

Vola, salta,

Nell’albero del mio petto

C’è un uccello incarnato.

Quando ti vedo si spaventa,

Sei uno spaventapasseri!

Desiderio (Luis Cernuda)

Per il tranquillo campo di settembre,

dal pioppo giallo qualche foglia,

come una stella spezzata,

si rovescia a terra.

Se così l’anima inconsapevole,

Signore delle stelle e delle foglie,

sarebbe, ombra fiammeggiante,

dalla vita alla morte.