Helen

7804: John Gibson 1790-1866: Elena di Troia. Marmo. Victoria and Albert Museum, Londra.

“Molte vite accanto ai ruscelli di Scamandro perirono per me.” (Elena. Euripide, Elena 52).

“Tu, figlia di Tindaro, non sei figlia di Zeus, ma io dico che sei nata da molti padri, prima da qualche demone malvagio, poi dall’invidia, poi dall’omicidio e dalla morte, e da ogni orrore che la terra genera”. (Andromaca. Euripide, Figlie di Troia 765).

Elena fu rapita dal seduttore Paride e trattenuta a Troia, e per lei un grande esercito navigò contro quella città per farla restituire al marito Menelao, re di Sparta.

Causa della guerra (I)

Helen era famosa in tutto il mondo per la sua bellezza; ed essendo la bellezza una cosa preziosa, molti si contendevano il suo possesso. Perciò era anche odiata da molti altri a causa delle disgrazie che la sua bellezza provocava. Perché la guerra di Troia, secondo alcuni, fu causata da lei, e poiché molti morirono in quel grande conflitto, fu soprannominata “Signora dei dolori”.

Causa della guerra (II)

Ma alcuni considerano Paride la causa di quella guerra; perché fu lui, che infrangendo tutte le leggi dell’ospitalità, la convinse a seguirlo a Troia. E altri incolpano entrambi:

“… Per il grande dolore svenni, maledicendo Elena, la sorella dei Dioscuri, e Paride, il malvagio pastore di Ida; perché fu il loro matrimonio, che non era un matrimonio ma una miseria mandata da qualche demone, che mi derubò della mia terra e mi spinse via dalla mia casa.” (Prigionieri troiani. Euripide, Hecabe 945).

Cause di guerra (III)

Tuttavia, alcuni ritengono che neppure Paride possa essere ritenuto responsabile; poiché egli fu guidato dalla dea Afrodite, che favorì nel giudizio del monte Ida. Perciò, pensano, colui che vuole trovare la causa della guerra di Troia dovrebbe guardare il cielo, e smettere di incolpare i mortali. Altrimenti Ecabeo 1 potrebbe essere incolpato anche per aver dato alla luce Paride; o Priamo 1 potrebbe essere ritenuto responsabile per non aver ucciso suo figlio quando gli fu consigliato di farlo. Seguendo questa linea di pensiero, alcuni immaginano che Zeus abbia mandato le tre dee sul monte Ida per essere giudicate dal pastore Paride, avendo in mente la distruzione del genere umano. Perché il sovrano del cielo, dicono, aveva intenzione di rendere famosa sua figlia Elena, insieme alla razza dei semidei, lasciando che provocasse una guerra tra Europa e Asia. Altrimenti, credono, Eris non avrebbe gettato la sua mela infame alle nozze di Peleo e Teti, che provocò la contesa tra Era, Atena e Afrodite.

Catena di eventi

Tuttavia la catena di eventi “Mela di Eris – La disputa delle dee – Giudizio di Paride – Rapimento di Elena” è stata considerata da alcuni come del tutto ridicola, poiché le dee che sostenevano non avevano bisogno di quel premio:

“Perché la dea Era avrebbe dovuto porre il suo cuore così tanto su un tale premio? Era forse per conquistare un signore più nobile di Zeus? Oppure Atena stava cacciando tra gli dei un marito, lei che nella sua avversione al matrimonio aveva ottenuto da suo padre il dono di rimanere nubile?” (Hecabe 1 to Helen. Euripide, Daughters of Troy 979).

Per quanto riguarda Afrodite, si dice, non aveva bisogno di seguire Paride a Sparta, poiché avrebbe potuto, se avesse voluto, portare invece Elena a Troia. E siccome nessun mortale può mai sapere cosa c’è in realtà nella mente degli dei, gli uomini finiscono per incolpare l’uno o l’altro, a seconda della posizione di ciascuno. Perché quelli che essi stessi chiamano “capri espiatori” devono, in ogni caso, essere sempre nominati. Afrodite, dicono alcuni, era nell’immaginazione di Elena e da nessun’altra parte. Fu la sua mente a diventare la sua Afrodite, quando il bel seduttore troiano venne a Sparta vestito con splendidi abiti stranieri adornati d’oro. E fu allora che Elena perse il senno, ritenendo che fosse meglio vivere nella ricca Troia che nell’avara Sparta.

Nascita di Elena

Elene, per quanto incredibile possa sembrare, nacque da un uovo deposto da Leda, o Nemesi. Quattro figli nacquero quel giorno dalla stessa madre ma da padri diversi: Castore 1 e Polideuce, chiamati i DIOSCURI, e Clitemnestra ed Elena. Di tutti e quattro Elena e Polideuce, essendo figli di Zeus, erano immortali, ma Castore 1 e Clitemnestra, essendo figli del re Tindaro di Sparta, erano mortali. Qualcuno ha detto che l’uovo da cui nacque Elena cadde dalla luna; ma è già stato confutato da altri, che sostengono che anche se le donne della luna depongono uova, la loro prole è quindici volte più grande della nostra. Quelli che dicono che Nemesi era la madre di Elena raccontano che lei, cercando di sfuggire a Zeus, si trasformò in un pesce e in altre creature spaventose. Altri dicono che Nemesi si trasformò in un’oca, ma fu comunque conquistata da Zeus, che a sua volta prese le sembianze di un cigno e giacque con lei. Come frutto del loro amore Nemesi depose un uovo che fu trovato da un pastore e dato a Leda. E quando Elena si schiuse a tempo debito, Leda la allevò come sua figlia.

Prima guerra per amore di Elena

Quando Elena aveva dieci o forse dodici anni, il re Teseo di Atene, trovandola estremamente bella, la portò via e la portò ad Afidnae, una città dell’Attica a nord-ovest di Maratona. Questo rapimento fece scoppiare la prima guerra a causa di Elena. Per i suoi fratelli i DIOSCURI vennero ad Atene con un esercito, chiedendo indietro la loro sorella. E quando gli abitanti della città insistettero nel dire che non avevano la ragazza né sapevano dove era stata lasciata, i DIOSCURI ricorsero alla guerra. Fu allora che Academus, che aveva saputo in un modo o nell’altro del suo nascondiglio ad Afidnae, li informò. Per questo motivo fu onorato in vita dai DIOSCURI, e più tardi, in tempi storici, quando i Lacedemoni invasero l’Attica e misero a soqquadro il paese, risparmiarono l’Accademia, che porta il suo nome. Altri dicono, tuttavia, che un uomo chiamato Echedemus era nell’esercito dei DIOSCURI al tempo in cui questi vennero ad Atene per salvare Elena, e che fu da lui che l’Accademia fu chiamata Echedemia. Altri ancora dicono che fu Titaco (noto solo per questo) a rivelare ai DIOSCURI che Elena era nascosta ad Afidnae. In ogni caso, i DIOSCURI marciarono contro Afidnae, presero la città, si impossessarono di Elena e fecero prigioniera Aethra 2, la madre di Teseo. Ella divenne l’ancella di Elena per servirla come schiava, e solo alla fine della guerra di Troia fu riportata ad Atene da Demofonte 1 e Acamas 1, due figli di Teseo da Fedra, la figlia di Minosse 2. Così finì il dominio di Teseo, e i DIOSCURI, dopo aver nominato Menestheus 1 re di Atene, riportarono la loro sorella a Sparta come avevano previsto. Al suo ritorno, Elena, volendo apparire ancora vergine, affidò a sua sorella Clitemnestra la ragazza Ifigenia, che partorì a Teseo.

Il giuramento di Tindaro

Anni dopo, venne il momento che Elena si sposasse. E poiché la sua bellezza era famosa in tutta l’Ellade, molti pretendenti vennero a Sparta per ottenere la sua mano. Ancora una volta, si temeva una guerra per il bene di Elena, ed è per questo che il suo patrigno, il re Tyndareus, seguendo il consiglio di Odisseo, decise di esigere un giuramento da tutti i pretendenti di Elena, costringendoli a promettere che avrebbero difeso e protetto colui che era stato scelto come marito di Elena contro qualsiasi male fatto contro di lui in relazione al suo matrimonio. Quando questo fu concordato, Elena scelse Menelao come marito, e quest’ultimo ereditò il trono di Sparta.

La Mela

Quando Elena era già moglie di Menelao, ci fu il matrimonio di Peleo e Teti, il cui figlio Achille, quindici anni dopo sarebbe diventato uno dei condottieri achei contro Troia. Tutti gli dei furono invitati a questo matrimonio tranne Eris (Discordia), che si vendicò amaramente gettando alla festa una delle Mele d’Oro delle Esperidi, conosciuta dai posteri come “La Mela della Discordia” per essere contesa come premio di bellezza tra le dee Era, Atena e Afrodite. Il pastore Paride fu allora incaricato da Zeus di decidere chi fosse la più bella, e lui, apprezzando soprattutto la mazzetta di Afrodite, le diede la mela. Avendo così assegnato il premio di bellezza, Paride venne a Sparta a prendere il premio che Afrodite gli aveva dato in cambio, cioè la mano di Elena. Poco dopo il suo arrivo a Sparta, il pastore Paride, ormai noto come principe troiano, riuscì a sedurre la regina Elena, che abbandonando la figlia Ermione, allora di nove anni, mise a bordo la maggior parte dei beni suoi e di Menelao, e di notte salpò con Paride verso Troia. Consumarono il loro matrimonio a Cranae, un’isola del Golfo Laconico.

Il rapimento di Elena. 4528: Giordano Luca 1634-1705: Enlèvement d’Hélène. Musée des beaux arts, Caen.

Helen non andò mai a Troia

Alcuni affermano che Helen stessa ha negato questo, e che in effetti non è mai venuta a Troia. Infatti Hermes, seguendo le istruzioni di Zeus, rubò Elena e la portò in Egitto, dove fu custodita dal re Proteo 3, così che Paride tornò a casa con nient’altro che un fantasma di Elena fatto di nuvole. Fu il guardiano della foce del Nilo, Thonis, a informare il re Proteo 3 dell’arrivo di Paride in Egitto dopo aver fatto, come disse lui, un grande torto in Grecia. Così, quando Proteo 3 venne a sapere delle azioni di Paride, diede ordine di catturarlo, e Thonis tornò a trattenere le navi e arrestò Paride, portandolo insieme a Elena a Memphis. Paride fu sottoposto a un interrogatorio, e risultò evidente che aveva violato le leggi dell’ospitalità, prendendo la moglie del suo ospite e saccheggiando la sua casa. Ma Proteo 3 non voleva uccidere gli estranei, così gli ordinò solo di lasciare il paese, ma senza Elena. È per questo che quando fu trovata in Egitto da Menelao, dopo una guerra senza senso per amore di un fantasma a Troia, lei gli disse:

“A Troia non sono andata: quello… era un fantasma.” (Elena a Menelao. Euripide, Elena 582).

E anche:

“Mai al letto del principe alieno, alzata dalle ali dei remi sono fuggita.” (Elena a Menelao. Euripide, Elena 668).

E parlando sulla stessa linea, ha descritto come Hermes la portò in Egitto, seguendo gli ordini di Zeus, mentre Paride navigò verso Troia con un fantasma creato da Era. Altri ancora hanno detto che Paride ed Elena furono ricevuti amichevolmente da Proteo 3 e che vissero in Egitto mentre Achei e Troiani si uccidevano a Troia. E rappresentano il fantasma di Achille che rivela a un certo saggio che quando gli Achei si convinsero che Elena non era a Troia, continuarono comunque a combattere per la città stessa, per non disonorarsi con la ritirata.

Elena in viaggio verso Troia

Altri affermano, tuttavia, che Paride ed Elena salparono per Troia, e che durante il viaggio Era mandò forti tempeste, costringendoli a fare scalo a Sidone, una città fenicia, dove Paride ne approfittò per acquistare vesti riccamente brodate che, al suo ritorno a Troia, regalò a sua madre Ecabeo 1. Temendo le persecuzioni, Elena e Paride passarono molto tempo, sia in Fenicia che a Cipro, prima di venire a Troia. Ma altri ancora dicono che Paride ed Elena fecero il viaggio da Sparta a Troia in tre giorni, avendo un vento giusto e un mare liscio.

Il giuramento di Tindaro invocato

In ogni caso Menelao, avendo saputo al suo ritorno dai funerali di Catreo a Creta che la sua preziosa moglie era stata violentata, invocò il giuramento di Tindaro, costringendo, con l’aiuto di suo fratello Agamennone, tutti i principi che lo avevano giurato ad unirsi alla coalizione che doveva salpare verso Troia per esigere, con la persuasione o con la forza, la restituzione di Elena e dei beni che il seduttore Paride, infrangendo ogni legge di ospitalità, aveva rubato.

Saggezza e bellezza

I troiani non cedettero alla persuasione, e per questo ne seguì un assedio prolungato e una guerra in cui molti perirono per amore di Elena. Eppure, nemmeno gli anziani di Troia sentirono di poter condannare completamente la follia della guerra. Ed è così che la saggezza rese omaggio alla bellezza:

“Chi mai potrebbe biasimare i troiani e gli achei per aver sofferto così a lungo per amore di una tale donna? In effetti, è l’immagine stessa di una dea immortale.”

Ma poiché i loro anni li avevano resi consapevoli della moderazione e del contenimento, aggiunsero anche:

“Ad ogni modo, e bella com’è, lasciatela navigare verso casa e non restate a tormentare noi e i nostri figli dopo di noi.” (Antenore 1 e gli anziani troiani che chiacchierano tra loro. Omero, Iliade 3.155).

Morte di Paride

Nel corso del decimo anno di guerra, il nuovo marito di Elena, Paride, che è stato considerato un codardo, divenne l’uccisore di Achille, temuto anche da Ettore 1, che, pur essendo il più coraggioso tra i coraggiosi, aveva tremato quando aveva incontrato Achille in combattimento singolo, fuggendo e venendo inseguito da lui come una lepre da un cane intorno alle mura di Troia alla vista di tutti. Ma poco dopo, Filottete, essendo stato curato da Podalirio, figlio di Asclepio, si unì nuovamente alla campagna contro Troia, e colpì a morte Paride in combattimento singolo con le frecce avvelenate di Eracle 1.

Helen si sposa di nuovo

Mentre Menelao oltraggiava il corpo di Paride, i fratelli di quest’ultimo, Helenus 1 e Deiphobus 1, litigarono su chi di loro dovesse sposare Helen; ed essendo Deiphobus 1 stato preferito, sposò Helen, ed Helenus 1 trasferì la sua residenza a Ida. Questo cambio di residenza sembra aver facilitato la cattura di Odisseo e la conoscenza dell’importanza del Palladio. Questo è ciò che Elena stessa dice del suo nuovo matrimonio con Deifobo 1:

“… quando Paride morì, e la terra nascose il suo cadavere, avrei dovuto lasciare la sua casa e cercare la flotta argiva, poiché il mio matrimonio non era più nelle mani degli dei. Questo era ciò che desideravo fare; e i guardiani delle torri e le sentinelle delle mura me lo possono testimoniare, perché spesso mi hanno trovata mentre cercavo di calarmi furtivamente con delle corde dai merli, ma c’era quel nuovo sposo, Deifobo, che mi portò via con la forza per essere sua moglie…” (Elena a Ecabeo 1. Euripide, Figlie di Troia 954).

Ma ancora una volta non è stata creduta:

“… tu affermi che hai cercato di calarti di nascosto dalle torri con corde attorcigliate, come se non volessi restare? Dove sei mai stata trovata ad allacciarti il cappio al collo, o ad affilare il coltello, come avrebbe fatto una nobile moglie per rimpiangere il suo ex marito? (Ecabeo 1 a Elena. Euripide, Figlie di Troia 1010).

Aiutando sia gli Achei che i Troiani

Alcuni hanno detto che Elena aiutò gli Achei durante la guerra; infatti si racconta che quando Odisseo entrò in incognito a Troia come mendicante fu riconosciuto da Elena, che lo aiutò a rubare il Palladio, che portò alle navi con l’aiuto di Diomede 2. Allo stesso modo, quando Sinone, che era stato lasciato indietro dagli Achei durante la loro finta ritirata per accendere una lampada faro come segnale per loro, iniziò a segnalare con un marchio luminoso accanto alla tomba di Achille, anche Elena era sveglia e segnalava lei stessa dalla sua camera alla flotta achea di tornare; perché il CAVALLO DI LEGNO era dentro le mura, le porte si sarebbero presto aperte, ed era il momento per gli Achei di fare l’assalto finale. Eppure, quando gli Achei erano dentro il CAVALLO DI LEGNO, Elena andò in giro, chiamando i vari capi, e imitando la voce di ciascuna delle loro mogli, li indusse a rivelarsi. Lo fece così bene che Anticlo avrebbe voluto rispondere, ma Odisseo gli tenne la bocca; e quando cercò di sfuggire alla pressione delle sue mani, Odisseo lo strinse più forte e Anticlo perse il respiro e morì.

Immortalità di Elena dopo il suo ritorno

Quando la città fu presa, Menelao uccise Deifobo 1 e condusse Elena alle navi. Vagarono per otto anni in diversi paesi del Mediterraneo prima di tornare a Sparta, dove arrivarono nel momento in cui il figlio di Agamennone, Oreste 2, aveva appena ucciso Egisto e la sua stessa madre Clitemnestra, sorella di Elena. Minacciato di essere messo a morte per il suo crimine, Oreste 2 cercò l’aiuto di Menelao, ma essendo rifiutato, Oreste 2, in preda alla rabbia contro suo zio, cercò di uccidere Elena. Si dice che in questa occasione Apollo la salvò e la portò in cielo, dicendo:

“Elena la condurrò nella dimora di Zeus; là gli uomini la adoreranno, una dea in trono accanto a Era ed Ebe … Là … sarà venerata per sempre con vino effuso.” (Apollo. Euripide, Oreste 1685).

La vita a Sparta

Si racconta anche che Telemaco, figlio di Ulisse, mentre era ancora alla ricerca del padre, visitò Elena e Menelao a Sparta per vedere se poteva avere qualche notizia di lui, e a quel tempo sembrava che il re e la regina di Sparta conducessero una vita piacevole nella loro città. Elena spiegò anche in quell’occasione come si sentì quando Odisseo venne travestito a Troia:

“Avevo subito un cambiamento di cuore, pentendomi dell’infatuazione con cui Afrodite mi accecò quando mi attirò a Troia dal mio caro paese e mi fece abbandonare mia figlia, la mia camera da sposa, e un marito che aveva tutto ciò che si poteva desiderare in termini di cervello e bell’aspetto.” (Elena a Menelao e Telemaco. Omero, Odissea 4.260).

La cosa giusta da dire

Ma, qualcuno potrebbe pensare, quella era la cosa giusta da dire quando era tornata a casa. E se le cose fossero state diverse, avrebbe detto il contrario. Infatti Hecabe 1, pensando che Helen avesse sempre gli occhi fissi sulla Fortuna, una volta la rimproverò:

“… quando eri giunta a Troia, e gli Argivi erano sulle tue tracce, e il combattimento mortale era iniziato, ogni volta che ti giungevano notizie della prodezza di Menelao, tu lo elogiavi, per addolorare mio figlio, perché aveva un rivale così potente nel suo amore; ma se i Troiani prosperavano, Menelao non era niente per te.” (Ecabeo 1 a Elena. Euripide, Figlie di Troia 1004).

La morte di Elena

La fortuna cambia le cose e le mette sottosopra. Così quando Menelao morì, dicono, Elena fu cacciata da Sparta da Nicostrato e Megapenthes 1, figli di Menelao da altre donne, secondo alcuni. Siccome Elena credeva che Polisso 4 fosse suo amico, andò a Rodi dove era regina Polosso 4, vedova di Tlepolemo 1 morto a Troia. Ma Polisso 4, volendo vendicare la morte del marito su Elena, mandò dei servi vestiti da ERINYES contro la sua ospite mentre faceva il bagno, i quali catturarono Elena e la impiccarono ad un albero.

La sua immortalità

Leonimo, che visitò l’Isola Bianca alla foce del Danubio, dice che Elena, dopo la morte, si sposò con Achille, e visse lì con lui. Ma altri dicono che Menelao fu reso immortale da Era, e lui ed Elena vivono in felicità nei Campi Elisi.